Vacanze di primavera
Parto in vacanza a presto amici del blog
Sardegna Store, inaugurazione a Roma
L’inaugurazione dello store nella Capitale è l’ultimo di tre appuntamenti dopo l’apertura degli spazi espositivi di Milano e Berlino.
"Esportiamo e mettiamo in mostra - affermano gli esponenti della Giunta Cappellacci - uno splendido spaccato dell’Isola: è un riconoscimento a un artigianato sardo in fermento e in evoluzione, capace di inventare forme nuove e funzionali e, nel contempo, mantenere i codici della tradizione e i caratteri identitari. I Sardegna Store concorrono alla promozione dell’immagine dell’Isola e alla valorizzazione delle micro - piccole imprese dell’artigianato artistico e tradizionale isolano e dell’agroalimentare".
Lo store romano ospita una significativa selezione di manufatti della collezione Domo, che esprime una riflessione sul passato e una proiezione nel futuro, collezione cui è stato assegnato nel 2011 il ‘Compasso d’oro’ ADI, prestigioso premio nazionale, a conferma dell’eccellenza delle produzioni manifatturiere isolane e un ulteriore stimolo a mantenere un alto standard qualitativo per misurarsi con la concorrenza della penisola e internazionale.
Il progetto Sardegna Store è un’iniziativa di promozione che fa parte di un accordo (Apq) per ‘la valorizzazione dei territori di Sardegna’, e "si intona perfettamente con una nuova concezione - spiega l’assessore La Spisa - indicata dall’Unione europea, di sviluppo economico basato su sostenibilità ambientale, coesione sociale, ricerca e innovazione riscoprendo, nel contempo, valori e tradizioni secolari. Una crescita che attinge dal passato proiettandosi nel futuro.
"Il turismo e le attività tradizionali dell’Isola, agricoltura, allevamento e artigianato, - prosegue il vice presidente della Regione - insieme alle capacità e all’inventiva del popolo sardo, rivalutate dalla nuova prospettiva indicata dall’UE, offrono opportunità di sviluppo: siamo pronti a cogliere la sfida".
"L'artigianato artistico - aggiunge l’assessore Crisponi - ha un triplice valore: economico, perché crea un tessuto produttivo diffuso, costituito da microimprese; culturale, perché rappresenta un patrimonio unico, frutto di una tradizione secolare, depositaria di conoscenze materiali e immateriali; sociale, per il fortissimo radicamento nel territorio di riferimento e, di conseguenza, la salvaguardia delle tradizioni manifatturiere".
"I tre store rappresentano ‘ponti ideali’ - conclude Crisponi - che collegano le eccellenze della nostra storia e della nostra identità alla penisola e a tutto il mondo, una mostra permanente per i nostri imprenditori turistici, artigiani e agroalimentari". Gli store saranno anche punto di incontro per eventi culturali, presentazioni, oltre che riferimento costante per le aziende turistiche, artigianali e agroalimentari sarde.
L’apertura dei negozi ‘Sardegna’ rientra nelle strategie promozionali della Giunta regionale e fa parte anche delle linee programmatiche della Carta internazionale dell’Artigianato artistico, cui la Regione ha aderito il 26 gennaio scorso, in particolare per quanto riguarda le linee d’azione dell’internazionalizzazione e della commercializzazione, che prevedono l’allestimento di saloni, negozi specializzati e gallerie.
> Présentation de la nouvelle édition > de l’œuvre complète de Gramsci
(11 rue Étienne Marcel, Pantin métro ligne 5, station Hoche – Plan d’accès)
se tiendra une présentation de la nouvelle édition italienne de l’œuvre complète de Antonio Gramsci coorganisée avec la Fondation « Istituto Gramsci » de Rome.

Programme du Séminaire (certaines interventions seront en italien) :
Giuseppe Vacca, Professeur Emérite d’Universités –Président de la Fondation « Istituto Gramsci », Introduction sur la pensée de Gramsci
Carlo Ossola, Professeur au Collège de France, Gramsci dans la culture italienne
Francesco Giasi, Directeur adjoint de la Fondation « Istituto Gramsci », Gramsci journaliste et militant politique.
Giuseppe Cospito, Professeur à l’Université de Pavie, Les Cahiers de Prison
Maria Luisa Righi, Fondation « Istituto Gramsci », les Lettres de Gramsci.
Coordonne la discussion : Serge Wolikow, Directeur de la MSH de Dijon.

EXPO VENTE DE PHOTOGRAPHIES
Arbres “Savons nous parler aux Arbres?”
(…)Les arbres parlent arbre comme les enfants parlent enfant(...)
Jacques Prévert
Laura et Thierry ont le plaisir de vous inviter à l’expo
qui aura lieu du samedi 5 mai au 30 juin 2012
Au “THE STUDIO” 41 Rue du Temple 75004 PARIS
( centre de Danse du Marais )
MONUMENTI APERTI a VILLACIDRO
Dopo tre settimane di esposizione nuova apertura della mostra "il mondo dei Sogni" di Stefano Mais: sabato 12 e domenica 13 maggio al Caffè Letterario di Villacidro in occasione di Monumenti Aperti.
I dipinti sono visionabili on-line nella pagina facebook “il mondo dei Sogni – di Stefano Mais”
http://www.facebook.com/pages/Il-mondo-dei-Sogni-di-Stefano-Mais/189568574449689
Envie de vacances....Tharros en Sardaigne
Tharros est un site archéologique dans la province d'Oristano, situé dans la municipalité de Cabras. La ville est située dans la ramification sud la péninsule de Sinis qui se termine par le promontoire de Capo s. Marco. La zone est maintenant un musée en plein air et les fouilles vont vers l'avant, ce qui porte à plus de nouvelles sur le passé de cette ville de lumière. Ce que vous pouvez voir dates principalement de à la période de domination romaine ou des débuts du christianisme. Les tructures parmi les plus intéressantes sont le tophet, les bains, les fondations du temple et une partie de la zone des maisons et des ateliers de l'artisan.
Evangelino Cau un SARDE à Paris
Un affettuoso grazie al mio compaesano che ha generosamente ricordato VILLANOVAFRANCA e spero di ringraziarlo di persona qui a PARIGI!!!!
L' emigrato di Villanovafranca e che vive a Parigi ha donato 337 mila euro al suo paese.
Il dono, a sorpresa, è arrivato attraverso un bonifico bancario. In franchi svizzeri. Così Evangelino Cau, 87 anni, ha inteso saldare il debito con la fortuna che ha accompagnato la sua avventura di emigrato: "Ho lasciato il paese quando avevo 15 anni, ma non l'ho mai dimenticato". La storia, che pare partorita dalla fantasia, è stata raccontata ai microfoni di Videolina. "Siamo sorpresi e commossi - ha detto il sindaco Daniela Figus - normalmente al Comune si è soliti chiedere assistenza. Oggi è accaduto che qualcuno abbia deciso di dare". Anche gli abitanti di Villanovafranca si dicono colpiti: "Ora l'amministrazione li metta al servizio della comunità".
Giuseppina Arangino
Nata a Sedilo sotto il segno della Bilancia, vive e lavora a Cagliari dove da voce a una creatività multiforme: scrive, dipinge, scolpisce.
Ha già pubblicato articoli e racconti di fantascienza.
Questo è il suo primo romanzo.
Foto copertina di Giovanna Aresu
Quando si affronta un libro di quattrocento pagine, lo si affronta con un certo timore. Di non riuscire a finirlo, per esempio. Io non ce l'ho fatta a 'non finirlo' in tempi più brevi del previsto, perchè Sorres ti travolge come un uragano tropicale, spazza via dubbi e certezze e ricostruisce una dimensione nuova. Insolita, terribile, potentissima. E' una storia di dolore, di abuso, di violenza. Giuseppina scava nell'animo della protagonista, di cui curiosamente scopriamo il nome solo alla fine, delinando con lucidità i suoi pensieri, il suo malessere, senza indugiare nella pietas, che pure ondeggia qua e là, inevitabilmente. E la vendetta, agghiacciante solo se la si vede in una prospettiva giustizialista, e non morale, suona come una catarsi. E' un libro bello perchè è coraggioso (e di questi tempi è una qualità rara), perchè affronta un tema scabroso senza cullarsi nel vittimistmo o in un femminismo fuori luogo e scadente. Bello perchè si trasforma pian piano in una vera crime story, eppure lascia posto alla meraviglia banale della quotidianità, il cibo, il sonno, il lavoro, il mare. L'amore, anche, qua visto nella sua pagina migliore, che è la condivisione. E infine quella solidarietà femminile che si fa, appunto, sorellanza, che ti lascia sperare che fuori dal baratro ci sia ancora la luce. Scritto bene, con un linguaggio rotondo, senza sbavature. E dietro la vicenda umana e feroce, si staglia una Sardegna piena di contraddizioni, luminosa e oscura, profumata e sommersa.
(Alessandra Zenarola)
LIQUORE DI CREMA DI MIRTO
PREPARAZIONE
Pulire bene le bacche di mirto e metterle in una bottiglia di vetro scuro, versare anche lo l’alcool e lasciare così in infusione, conservando la bottiglia al buio e agitando ogni tanto, e tenerla così per 40 giorni. Trascorso questo periodo colare il liquido, filtrandolo in un’altra bottiglia.
ciò che resta delle bacche ben strizzate. Nel frattempo portare il latte a bollore con lo zucchero e farlo raffreddare. Ed appena tiepido aggiungere la panna fresca al latte zuccherato.
Appena il latte e la panna si saranno raffreddati unirli al mirto,imbottigliare, tappare e lasciar riposare. Si serve freddo.
Agenda été 2012 en Sardaigne
PASSAGGI PER IL BOSCO:
Trois jours de littérature, poésie, musiques et théâtre.
Tourisme en Sardaigne
Il est temps de découvrir les beautés de cette ile, dans le cœur de la méditerranée
La sagra di Sant'Efisio
di Paolo Matta
| Correva l'anno 1652. La Sardegna veniva decimata da una terribile pestilenza: a Cagliari la popolazione si ridusse della metà. Dovunque era morte e disperazione. La gente, allora, si rivolse ad un santo martire, Efisio di Elia, decapitato nel 303 a Nora, una località della costa cagliaritana, per non avere rinnegato la fede cristiana. Efisio si trovava in Sardegna, a capo di una guarnigione dell'esercito dell'imperatore romano Diocleziano, per reprimere le comunità dei cristiani presenti nell'isola. Ma, durante un trasferimento, ebbe una visione, simile a quella di Paolo sulla via di Damasco: da persecutore Efisio divenne il più fervente seguace di Gesù. Chiamato a rinnegare la fede cristiana, rifiutò e fu condannato a morte. Rinchiuso in un carcere della città (dove oggi sorge la chiesa a lui intitolata) venne trasferito in segreto sul litorale di Cagliari per evitare che la gente potesse opporsi alla sentenza. Sulla spiaggia di Nora fu decapitato da un soldato romano. |
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Il culto di Sant'Efisio, da allora, si diffuse a Cagliari e in tutta la Sardegna. La cripta del quartiere di Stampace, che fu il suo carcere, divenne ben presto un centro di spiritualità, mentre a Nora, sul luogo del martirio, in epoca successiva, venne eretta una deliziosa chiesetta a navata singola, poco distante dalla cittadina, oggi sepolta sotto le acque del mare. Ma fu in occasione della peste del 1650, quella che viene descritta dal Manzoni ne "I Promessi Sposi", che Sant'Efisio legò per sempre il suo nome a quello di Cagliari e della Sardegna. |
Cagliari in Arte: artisti a Cagliari
Un piccolo blog per rimanere aggiornati su tutte le novità del mondo dell'arte cagliaritano
Cagliari in Arte è un idea di Davide Siddi
Inaugurazione nuovo atelier
info su http://davidesiddi.com/2012/05/03/inaugurazione-nuovo-studio-a-cagliari-nel-quartiere-di-castello/ |
Cagliari Holiday Apartments
Un séjour en Sardaigne à seulement 20 km de la capitale !!!!!
MARIA LAI a ULASSAI
Articolo tratto dalla CONFERENZA DEL PROFESSOR NINO DEJOSSO
La “Stazione dell’Arte”, inaugurata ad Ulàssai nell’estate del 2006, che raccoglie una parte considerevole della sua produzione artistica, circa 140 opere in tutto, non è un museo tradizionale, ma una sorta di moderna “bottega della cultura”, nata per garantire una trasmissione del sapere attuata in modo coinvolgente e diretto. La Fondazione Stazione dell’Arte nasce per volontà dell’intero paese di Ulàssai, che ha voluto dare un seguito alla collaborazione con l’artista ulassese Maria Lai, avviata più di trent’ anni fa con lo straordinario evento chiamato “Legarsi alla montagna”, sviluppando il progetto avviato dalla stessa artista nel suo lavoro “I luoghi dell’arte a portata di mano”. La “performance” di“Legarsi alla montagna” fu un’opera comunitaria di eccezionale portata e ampiezza. Il grande gioco coinvolse tutti, anziani e piccoli, in una giornata memorabile e ormai leggendaria, quando ogni casa fu legata alle altre in una matassa lunga 26 km. Berengo Gardin fotografò l’evento, mentre il pittore cagliaritano Tonino Casula lo filmò in Super 8.
Ulassai
Maria Lai è nata a Ulassai il 27 settembre del 1919. Frequentò le scuole secondarie a Cagliari, dove conobbe il suo maestro di Italiano, Salvatore Cambosu, scrittore e giornalista, considerato come uno dei maggiori elementi della corrente letteraria neorealista sarda, sviluppatasi in Sardegna negli anni Cinquanta del secolo scorso, insieme ad altri scrittori come Giuseppe Fiori, Maria Giacobbe, Paride Rombi. Grazie a lui Maria scoprirà "il valore del ritmo delle parole che portano al silenzio". Nel ‘39 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove conosce maestri di scultura come Alberto Viani e Arturo Mazzacurati, che vedono in lei un segno maturo e molto maschile, estremamente essenziale e rapido. Ma la guerra l’allontana da Roma. Si rifugia a Verona e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove frequenta il corso di scultura tenuto dall'artista Arturo Martini. Con Arturo Martini capirà il valore del ritmo che, già avvertito nelle parole di Cambosu, ora viene ancora più chiaramente percepito nelle sculture e nell'idea di uno spazio che si proietta all'infinito. Ritornata in Sardegna nel ’95 riprende l’amicizia con Salvatore Cambosu e insegna Disegno presso delle scuole elementari.
Ritorna a Roma nel ’54 e ottiene un buon successo con la sua prima esposizione edi disegni a matita, ma successivamente Maria Lai decide di ritirarsi in un silenzio che l'accompagnerà per circa 10 anni, una crisi poetica che la terrà lontana da gallerie e artisti, ma che l'avvicinerà a poeti e scrittori. In questo periodo, infatti, inizierà un rapporto di amicizia con Giuseppe Dessì di Villacidro, dirimpettaio di casa sua a Roma. Attraverso lo scrittore riscopre il senso del mito e delle leggende della sua terra. In questo lungo silenzio osserva le correnti emergenti sue contemporanee come l'Arte Povera e L'informale, e in base alla lezioni di Cambosu, Martini e Dessì si appropria delle tradizioni e dei miti, interpretando il lavoro del telaio, del pane e degli oggetti del passato arcaico. Nel 1971 presso la Galleria Schneider di Roma esporrà i primi “Telai”, che poi caratterizzeranno i dieci anni successivi. Gli anni ottanta del XX secolo invece sono caratterizzati dalle “Geografie” e dai “Libri cuciti”, e dalle prime operazioni sul territorio "Legarsi alla Montagna" e tutte le opere all'aperto nel paese di Ulàssai. Negli anni novanta è già artista affermata, ed entra in grandi musei italiani come Palazzo Grassi di Venezia, Villa Borghese Roma, Palazzo Mirto Palermo e Palazzo Pitti a Firenze. Ora vive nella casa di campagna vicino al paese di Cardedu a pochi passi da Ulàssai ed è considerata l'artista più significativa della Sardegna. I critici che si sono occupati di lei hanno spesso sottolineato come Maria Lai riesca a condensare nelle sue opere una forte suggestione narrativa, e costante è la connotazione narrativa della sua ricerca, anche se diverse sono le tecniche di cui Maria Lai si serve.
Senza trascurare il disegno e la creta, strumenti tradizionali dell’arte, ella utilizza una molteplicità di materie: l’impasto di farina per le figure di pane, il legno e lo spago per i telai, il nastro per le installazioni e gli interventi ambientali, il filo e la stoffa per i libri, per le mappe astrali e le fiabe. Il filo, soprattutto, che fin dagli anni Sessanta è lo strumento privilegiato del suo operare. Il filo come simbolo del dialogo, della narrazione, della memoria, del passaggio dall’oralità alla scrittura. Nei libri cuciti fili di parole si disfano sulle linee delle pagine di stoffa e cadono come grovigli di pensieri, come tracce di una nuova comunicabilità. E tra i libri cuciti va ricordato il “Libro scalpo”, uno di quei libri-oggetto con i quali nel 1978 partecipò alla Biennale di Venezia.
I libri cuciti – tra le sue opere più struggenti – hanno pagine pesanti di tessuto, i fili forano la tela, bucano e rattoppano, si annodano, s’ingarbugliano e si liberano, formando una tessitura senza parole e senza alfabeto. Sono tattili, domestici e misteriosi e contengono il sapere e la memoria e il fervore delle mani. Piacerebbero a Claes Oldenburg (artista e scultore svedese naturalizzato statunitense, appartenente alla corrente della pop art. La sua ricerca artistica si concentra sul consumismo nella società americana contemporanea soprattutto per quanto riguarda quello legato al cibo. Realizza enormi sculture in gesso dipinto raffiguranti gelati, hot-dog e quant'altro l'ipernutrita popolazione americana consuma negli anni sessanta.) i grandi aghi in acciaio con cui Maria Lai ha ricamato muri, arnesi giganti e acuminati che lei lascia infilati, come fanno le sarte quando riposano un po’. Maria Lai cuce e tesse frammenti di realtà vissute, fiabe che rappresentano una sintesi tra la memoria individuale e quella collettiva. L’affabulazione è per l’artista una sorta di ritorno alle origini sotto forma di gioco. Una provocazione fatta di scritture asemantiche che narrano la poesia del gesto creativo e la drammaticità delle inquietudini umane. “Io credo che manchi nel mondo una tradizione che è andata perduta, quella dei cantastorie. Non ci sono più cantastorie. Forse, se non fossi andata a studiare avrei fatto questo…”
E così come i cantastorie vagando di città in città narravano vecchie credenze popolari, racconti fantastici o tratti dalla realtà del tempo, allo stesso modo Maria Lai districa fili di memoria, cuce e scuce liricamente infinite pagine di vita. Sono di stoffa, ceramica, tela grezza, jeans e perfino di pellicola trasparente i libri che l’artista imbastisce fin dagli anni Settanta. Quella di Maria Lai è una forma di “arte ambientale” e Hal Foster, critico d'arte statunitense contemporaneo, definisce le opere di arte ambientale come ”progetti di sculture “site-specific”, e “site-specific art” significa creare un’opera destinata a determinati ambienti, esterni o interni che siano. L’artista prende in considerazione la location mentre pianifica la creazione della sua opera. Questo tipo di espressione artistica, specialmente se praticata in esterni, come tanta della produzione di Maria Lai, include i paesaggi in combinazione con elementi sculturali permanenti.






























